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Il Risveglio sull'Orlo del Sogno

Una giostra illuminata in fondo a una strada, sagome che passano senza guardarla

L'aria possiede quella densità ovattata dei giorni d'inverno, quando il tempo si ripiega su se stesso. Sui ciottoli scuri, le solitudini scivolano, curvate dal peso delle ore, quella gravità agrodolce che allontana gli sguardi. Eppure, proprio dietro, una giostra fiammeggia. Non si limita a girare; vibra a una frequenza dimenticata, uno strappo di luce nella trama monocroma della città, l'invito a un'altra fisica, quella in cui la gioia non pesa nulla.

Il confine tra il grigiore dell'abitudine e lo splendore del meraviglioso è sottile, vertiginoso, a portata di mano. Eppure le sagome sfiorano questo regno senza osarlo, abitate dal freddo familiare dei propri solchi.

Ma la giostra rimane. Attende, imperturbabile sentinella dell'infanzia, ardendo di una promessa che non si spegne mai. Basta uno sguardo che si alza, un passo di lato fuori dalla fila, perché la magia non sia più una semplice vicina, ma una destinazione.

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