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Sonetto per un Esilio

Vasile, seduto su una panchina a Plainpalais, cappello e barba bianca, una sigaretta in mano

Sulla panchina di Plainpalais, sotto luce di traverso,
Vasile porge il volto come mappa già vissuta.
Le rughe sono solchi di un cammino qui riverso,
traccia d'esodo e di rotta ormai battuta.

Il suo occhio scruta il vuoto in un cielo che non consola,
lungi da coppa e fuoco, offerte vane e distanti,
per un dio che lo scorda; e la sua veste ormai sola
è riparo fragile contro ombre e giorni infestanti.

La fronte narra i Carpazi, la valle, la fame antica,
le guance portano l'esilio e la fuga romena,
unendo laghi d'infanzia alla strada ginevrina.

Passato e presente, fusi nel dedalo urbano,
la sua odissea umana, di un destino tragico e strano,
si scriveva sulla pelle, pergamena di un tempo lontano.

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fine

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